IL RECORD DI MSC MERAVIGLIA A NEW YORK

18 Ott 2019 In: Crociere

È la nave più grande mai entrata nel porto americano

Dopo la stagione inaugurale a Miami, Meraviglia tornerà a navigare in Nord Europa per poi posizionarsi nuovamente oltreoceano.

Msc Meraviglia ha fatto il suo debutto a Manhattan, New York City. Con una capacità massima di 5.655 passeggeri e una stazza lorda di 171.598 tonnellate, Msc Meraviglia «stabilisce il record di essere la nave più grande ad aver mai fatto scalo nella Grande Mela» come comunica una nota della compagnia.

«Msc Meraviglia salperà da New York per tre diversi itinerari e sarà possibile scoprire alcune delle destinazioni d’oltreoceano più suggestive. Successivamente si sposterà a Miami per trascorrere l’intera stagione invernale nel Mar dei Caraibi» ha spiegato Leonardo Massa, country manager Msc Crociere. «Msc Meraviglia si aggiunge, quindi, a Seaside e Armonia che fanno base a Miami per tutto l’anno e a Divina che opera stagionalmente. Avere la possibilità di ammirare l’autunno in nord America rappresenta uno degli spettacoli più suggestivi che la natura possa offrire, con le immense distese di boschi dove si susseguono giochi cromatici propri dell’autunno, che vanno dal rosso al marrone, dall’arancio all’oro» ha aggiunto Massa.

Dopo la sua stagione inaugurale a Miami, Msc Meraviglia tornerà a navigare in Nord Europa (da aprile ad ottobre 2020), per poi posizionarsi nuovamente oltreoceano. A partire da ottobre 2020 la nave effettuerà ancora crociere di 10 notti da New York City verso il Canada ed il New England. Meraviglia partirà regolarmente per crociere settimanali da Miami anche nella stagione invernale 2020-2021.

Fonte: themeditelegraph.com

Il transito in un aeroporto non sarà mai tanto piacevole quanto quello trascorso al Jewel Changi Airport

La cascata indoor più alta del mondo di sera si illumina per creare effetti luminosi e musicali tra gocce d’acqua circondate da una vera foresta pluviale. Il Rain Vortex, il vortice della pioggia, è il nome della cascata di acqua piovana alto ben 40 metri, polo di attrazione di tutta l’area. E’ attraversato dal Canopy Bridge, un ponte lungo 50 metri, da cui si può ammirare tutta la struttura a 23 metri di altezza sospesi nel vuoto. Quando il sole tramonta, inizia lo show del Rain Vortex: i pannelli di acciaio della cupola si illuminano e il mix di acqua e luce genera effetti speciali davvero sorprendenti.

Capolavoro architettonico e tecnologico senza eguali, l’ambiente è meraviglioso e permette ai viaggiatori di trascorrere piacevolmente il tempo di attesa per la partenza del proprio aereo, che solitamente risulta noioso e faticoso.

La Forest Valley contiene più di 3000 alberi provenienti da tutto il mondo, distribuita su cinque livelli, mentre all’ultimo piano c’è il grande Canopy Park che offre la possibilità di intrattenimento per adulti e bambini circondati da uno spazio verde impreziosito da fiori colorati.

Non resta che programmare dei voli con un transito lungo e, possibilmente serale, a Singapore per godere di momenti indimenticabili nel “super green” Jewel Changi Airport!

A JEVNAKER, IN NORVEGIA, IL KISTEFOS-MUSEET SI ARRICCHISCE DELLA NUOVA STRUTTURA PROGETTATA DA BJARKE INGELS. E OSPITA UNA MOSTRA DEDICATA A MARTIN CREED E HOWARD HODGKIN

Fondato nel 1996 sull’area di un ex stabilimento cartario nelle vicinanze di Jevnaker, il Kistefos-Museet si arricchisce di Twist, una nuova struttura che completa questa peculiare sede espositiva, già costituito da un museo industriale e da un parco di scultura contemporanea. Mecenate del progetto, l’uomo d’affari e collezionista Christen Sveaas, discendente dei fondatori della cartiera dismessa nel 1984. In questi giorni il museo vede anche il passaggio di consegne fra l’attuale direttore Egil Eide, in carica da dieci anni, e Birgitte Espeland, che appunto gli subentrerà a breve.

IL TWIST

Con quella linea sinuosa ‒ quasi ad assecondare le raffiche di vento che soffiano sul Nord ‒, le vetrate su cui si specchiano le foreste circostanti e i pannelli d’alluminio che s’intonano al cielo grigio, la nuova struttura del Kistefos Museum, imponente e leggiadra insieme, viene definita dal progettista Bjarke Ingels “una scultura abitabile”, un elemento del paesaggio, oltre che un museo di 1000 metri quadrati sospeso sulle acque della Randselva, con la peculiarità, al centro, di una torsione di 90 gradi. Le grandi vetrate che affacciano sulle sterminate foreste circostanti fanno sì che la natura stessa diventi un’opera d’arte osservabile da un punto di vista privilegiato; inoltre, la visuale dall’estremità settentrionale del Twist abbraccia l’antico edificio (1889) della cartiera, di modo che, ovunque si volga lo sguardo, si ha la sensazione di essere immersi nel paesaggio.

The Twist, inoltre, costituisce la prima opera di Ingels in Norvegia, seguita, nell’arco di poche settimane, da un altro progetto in Scandinavia: Copenhills, a Copenhagen, è infatti l’inusuale torre, con pista da sci sulla parete inclinata, che sorge sull’inceneritore cittadino. Un’architettura che ridisegna lo skyline, a poca distanza dal centro storico, e che avvicina alla fruizione del pubblico luoghi solitamente distanti dalla vita quotidiana.

IL PARCO

Alle 46 già presenti, si aggiungono, in occasione dell’apertura del Twist (e del ventennale del parco stesso), tre nuove opere di Elmgreen&Dragset, Giuseppe Penone e Tony Oursler, che vanno ad arricchire la panoramica sulla scultura contemporanea: Benglis, Kassen, Bjørlo, Kapoor, Cragg, Botero sono fra gli artisti presenti; norvegesi e stranieri, fianco a fianco in un “labirinto” di forme, volumi e prospettive che si incastona con armonia nella natura circostante, ne rimodella la percezione e la arricchisce di nuovi elementi. Un’armonia artistica che riecheggia quella che da millenni caratterizza la relazione del popolo norvegese con la natura.

LA MOSTRA

Allestita nel Twist, curata da Guy Robertson e visibile fino al 17 novembre prossimo, Hodgkin and Creed ‒ Inside Out è la prima occasione in cui le opere dei due artisti dialogano; l’arte concettuale e installativa di Martin Creed incontra l’astrattismo semifigurativo delle pitture di Howard Hodgkin: dalla semplicità tecnica di quest’ultimo si passa ai complessi assemblaggi di Creed; un accostamento che a prima vista appare stridente, ma che in realtà è funzionale ad approfondire l’ottica d’osservazione delle opere esposte: da un lato, si scopre la geometria cromatica delle pitture di Hodgkin, dall’altro si scopre invece l’irruenza delle installazioni di Creed; pur fra loro molto diverse, le opere si compenetrano, si arricchiscono a vicenda e si completano.

Una mostra “semiologica”, incentrata sui segni dell’arte e sulle possibilità di combinarli insieme, che rispecchia l’approccio emotivo alla materia di Hodgkin e Creed. La ricerca di quest’ultimo è fatta di teatro, danza, pittura, scultura, performance, ironia, coinvolgimento dell’altro. Un’arte che si getta “nel mondo” e chiede attenzione e confronto, è curiosa e pone domande. All’altro capo del percorso concettuale della mostra, ben lontano dalle etichette, Hodgkin è stato un pittore caleidoscopico, che dal Pop passava con disinvoltura all’Espressionismo astratto o all’Informale, prediligendo più i colori che la linea o la forma. Percorsi assai personali, non apparentabili, ad esempio, a Rothko o Twombly, e dove la pittura va oltre la cornice, rompendo i rigidi schemi di separazione fra opera e realtà: una liberazione del segno alternativa a quella di Pollock, e una maniera più intima di interrogarsi rispetto a Creed.

Su queste premesse, la mostra è una discussione a tempo di minuetto sul gran teatro della vita, sulle bizzarrie e le utopie dell’umanità, mai paga di niente e sempre invece curiosa e angosciata: luci e ombre dell’Antropocene.

Jevnaker // fino al 17 novembre 2019
Hodgkin and Creed ‒ Inside Out
KISTEFOS-MUSEET
Samsmoveien 41N

Fonte: artribune.com ‒ Niccolò Lucarelli

New York mozzafiato: il nuovo osservatorio dell’Empire con vista spettacolare al 102° piano e mostra-viaggio nella storia

L’Empire State Building è pronto a stupire di nuovo. L’edificio più iconico di New York dal 12 ottobre aprirà le porte del suo nuovo osservatorio al 102° piano rivelando una vista senza ostacoli della città al di là dello spettacolare. Una vetta sulla Grande Mela con una parte composta da 24 finestre che mostrano tutto il panorama. Fino allo scorso gennaio la parte inferiore era in muratura, limitando quindi la vista.

“È una questione di trasparenza – ha detto all’ANSA Jean Yves Ghazi, presidente dell’Osservatorio – e ora la vista viene presentata nella sua interezza, dando anche qualche brivido quando ci si sporge verso il basso dai bordi. Anche l’ascensore è una questione di trasparenza, perché salendo verso l’alto rivela poco a poco la vista su New York”.

L’osservatorio si trova ad un’altezza di 381 metri, mentre dalla base all’antenna l’Empire misura 443 metri. Il nuovo osservatorio è un ulteriore tassello in un progetto iniziato quattro anni e mezzo fa, quando si è deciso di rendere il percorso del visitatore dall’arrivo alla cima un’esperienza.

“Quattro anni e mezzo fa ci siamo imbarcati in questo progetto entusiasmante – continua Ghazi – e abbiamo deciso dopo aver fatto un piccolo sondaggio tra i nostri visitatori. Tutti ci hanno detto che quando vengono a New York sentono già un legame con l’Empire, tuttavia non hanno molte idee su come tutto è iniziato. Ora con una mostra al secondo piano vengono eliminati i dubbi, perché viene riproposto il percorso di come è stato realizzato l’edificio”.

Le tappe per l’esperienza all’Empire State Building sono l’arrivo con l’assenza di code, le scale dove c’è un Empire in miniatura diventato uno dei punti più instagrammabili, il secondo piano con diverse mostre, tra cui quella appunto che porta come sul cantiere dell’edificio, una sorta di walk of fame con tutti i vip che lo hanno visitato, un video di poco più di tre minuti con i film più famosi in cui compare l’Empire, l’Infinity Shaft, ossia una simulazione nella tromba dell’ascensore attraverso la quale si mostra dall’interno la salita verso l’alto ed ancora una sbirciatina all’interno degli uffici che si occupano l’Edificio. Tra questi LinkedIn e Expedia con i loro spazi completamente all’avanguardia, l’osservatorio sia all’aperto che al chiuso all’86° piano e, ciliegina sulla torta, la vista mozzafiato dal 102° piano.

Fonte: Ansa

Santorini… una destinazione e un viaggio. Un viaggio in cui il mare blu intenso funge da sentiero mentre la carezza della calda brezza è una fedele compagna. Sopra di te, le stelle luccicano come diamanti, le tue guide personali nel ricco cielo notturno. Compagni e testimoni della tua avventura serale. Santorini, un’isola modellata in modo così caratteristico dal tempo e dalla natura, il cui generoso spirito sfocia senza sforzo in una vita notturna pulsante.

Kivotos Santorini è la proprietà gemella di Kivotos Mykonos, situata a Imerovigli, considerata la zona più privata della caldera di Santorini. La proprietà, che apre le sue porte al pubblico per la prima volta nell’estate del 2018, è composta da cinque lussuose suite e due ville – una con due e l’altra con quattro camere da letto – tutte dotate di viste mozzafiato sul tramonto.

Fonte: xoprivate.com

Alla scoperta dell’antica Lamphun e del Regno di Hariphunchai

Fondata nel 7° secolo dalla Regina Chamathewi, Lamphun è una delle più antiche città della Thailandia con una lunga storia da raccontare. Era la capitale del Regno di Hariphunchai e la città più settentrionale del Regno Mon nel periodo Dvaravati. Nel 1281 fu inclusa nel nuovo Regno Lanna da Re Mengrai di cui Chiang Mai divenne capitale. Solo alla fine del XIX secolo, Lamphun divenne parte del Siam.

La città è spesso inclusa nei programmi di viaggio come visita di un giorno in estensione da Chiang Mai. Si raggiunge passando attraverso l’esotica campagna del nord della Thailandia lungo quella che è conosciuta come la strada dell’albero della gomma, fiancheggiata da alti alberi su entrambi i lati. A Lamphun, il primo posto da visitare è il Wat Phrathat Hariphunchai, il tempio più famoso della provincia. Le sue origini risalgono all’897 circa quando Re Hariphunchai ha fatto costruire lo stupa centrale per conservare una ciocca di capelli di Buddha. La leggenda narra che Buddha visitò quest’area. Nell’ala sud-ovest del complesso del tempio è visibile un’impronta attribuita proprio a lui. Questo tempio ha fatto da modello per il famoso Wat Phrathat Doi Suthep di Chiang Mai e include nel suo perimetro una biblioteca del 19° secolo, diverse immagini di Buddha e un enorme gong in bronzo che si dice sia il più grande al mondo. Il chedi principale ha in cima un ombrello a nove livelli realizzato con quasi 6.500 grammi di oro.

A breve distanza dal Wat Phrathat Hariphunchai si trova il Wat Chamthewi, un tempio più piccolo ma molto venerato perché si ritiene che le ceneri della regina Chamthewi siano custodite in una delle sue pagode. Conosciuta anche come Wat Ku Kut, la sala del culto presenta murales raffiguranti la vita e gli eventi ai tempi della regina guerriera con annesso un piccolo museo a lei dedicato.

Per uno sguardo alla celebre storia di Lamphun, il Museo Nazionale Hariphunchai accanto al Wat Phrathat Hariphunchai ospita reperti dei periodi Dvaravati, Hariphunchai, Lanna e Rattanakosin. Gli oggetti in mostra includono utensili, sculture, amuleti, pietre di iscrizione Mon e Lanna, e scheletri umani preistorici. Dietro questo museo si trova il Lamphun Community Museum che si concentra su epoche più moderne esponendo testi, foto, radio, grammofoni e altri oggetti del secolo scorso.

Fonte: turismothailandese.it

Thai Airways International, Compagnia di bandiera thailandese e maggior vettore del Sud Est asiatico, annuncia l’incremento dell’operativo tra l’Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino e l’Aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok.

A partire da sabato 2 novembre 2019 THAI opererà il nuovo volo non-stop da Roma a Bangkok, offrendo una frequenza di 5 voli alla settimana.

Grazie all’incremento dell’operativo, a partire dalla stagione invernale 2019, THAI offrirà un totale di 10 voli non-stop alla settimana dall’Italia alla Thailandia, dagli aeroporti di Roma Fiumicino (5 voli/settimana) e Milano Malpensa (5 voli/settimana).

Fonte: GV Promotion

I faraoni tornano in vita al tempio di Karnak!

Lo spettacolo di Suoni e Luci del tempio di Karnak a Luxor narra la storia della antica città di Tebe. Passeggiando attraverso il complesso templare, i faraoni raccontano in prima persona i successi e le eroiche imprese conseguite durante i loro regni.

Allietati da un sottofondo musicale suggestivo, si apprende la storia della nascita dei templi resi ancora più incantevoli da giochi luminosi che ne enfatizzano gli straordinari dettagli. Numerosi faraoni, tra cui i potenti Seti I e Ramses II, contribuirono alla realizzazione del complesso templare più grande del Mondo Antico, aggiungendo elementi architettonici dedicati alle divinità così care agli antichi Egizi e trasformando Karnak in un capolavoro ineguagliabile, che esprime la grandezza del vasto impero egizio. Lo spettacolo svela alcuni dei misteri e delle leggende della storia dell’Antico Egitto lasciandone un ricordo indelebile.

LA MOSTRA “DEGAS DANSE DESSIN” SARÀ COMPOSTA DA 26 INCISIONI ORIGINALI RAFFIGURANTI GLI STUDI SULLE BALLERINE E 5 VIDEO INEDITI CHE RACCONTANO DELLA VITA DEL PITTORE IMPRESSIONISTA. L’OBIETTIVO È AVVICINARE ANCHE IL PUBBLICO DELLE CROCIERE ALL’ARTE

È pronta a salpare la “Grandiosa”, nuova nave della linea MSC Crociere che per la prima volta nella sua storia porterà a bordo delle importanti opere d’arte. La mostra, che verrà inaugurata il prossimo 9 novembre ad Amburgo, omaggia il maestro impressionista Edgar Degas (Parigi, 1834-1917): Degas Danse Dessin, precedentemente esposta in musei e gallerie internazionali, è composta da 26 incisioni originali provenienti da The Art Company, una collezione privata che conta oltre 3500 pezzi di arti grafiche. In un mercato che offre crociere di ogni tipologia e tematica, anche l’arte inizia a fare capolino, come abbiamo visto nella recente collaborazione tra il Louvre e la compagnia francese Ponant.

LE OPERE DI DEGAS A BORDO DELL’MSC

Il progetto nasce dalla collaborazione tra MSC Crociere e THE AIMES, società specializzata nella creazione di esperienze di intrattenimento culturale. Abbiamo raggiunto Marcello Smarrelli, storico d’arte e curatore della mostra, da anni impegnato nell’intersezione tra attività artistiche e aziende. “Insegnando la storia dell’arte da quarant’anni, ho sempre cercato dei modi per diffondere l’arte in diversi contesti sociali, soprattutto tramite realtà come il Pastificio Cerere di Roma o Fondazione Ermanno Casoli”, racconta ad Artribune. “Anche questa idea della mostra su una crociera è un modo per diffondere l’arte dove non ce la si aspetterebbe. Eppure, c’è un pubblico potenziale di migliaia di passeggeri che può essere messo in contatto con opere dotate di un apparato didattico che le rende interessanti da guardare, in qualche modo divertenti”. La mostra sarà allestita presso l’Atelier Bistro, nel cuore della promenade interna della nave, uno spazio pensato appositamente per l’esposizione di opere. “Ha tutta una serie di sistemi di sicurezza e di accorgimenti tecnici che la rendono adatta al 100% per l’esposizione di oggetti anche molto fragili”, prosegue Smarrelli. “Inoltre, il trasporto delle opere in nave non è una novità: quando ci sono dei trasferimenti su lunga distanza, si usano mezzi navali o aerei, sottoponendole a uno stress pari a quello di questa mostra”.

DEGAS E LA TECNOLOGIA

Punto focale dell’iniziativa è l’uso delle tecnologie, ricorrente in tutti i progetti di THE AIMES. Accanto alle incisioni esposte, infatti, ci saranno cinque videoinstallazioni dal carattere coinvolgente oltre che didattico, che rimandano alla vita e all’opera di Degas. “Quando nell’Ottocento nacque la fotografia, fu subito utilizzata dagli Impressionisti come metodo immediato per catturare la natura, inserendo il movimento nella raffigurazione pittorica”, conclude il curatore. “Per lo stesso motivo, i soggetti più amati da Degas erano i cavalli e le ballerine. Abbiamo voluto accostare il video alla figura dell’artista considerandolo come un precursore del cinema, che all’epoca era la tecnologia nascente”.

Fonte: Artribune.com – Giulia Ronchi

DA STRUTTURA IN DEGRADO AD AVVINCENTE HUB CULTURALE: AL CITYLAB 971 SULLA VIA SALARIA DI ROMA ARRIVA ANCHE UNA GALLERIA D’ARTE. SARÀ INTERATTIVA E MULTIMEDIALE.

Ha aperto a inizio estate Citylab 971, il complesso dedicato a progetti di valore sociale e culturale che sorge nella fabbrica dell’Ex Cartiera Salaria, la cui ristrutturazione è stata portata avanti dalla società URBAN VALUE by Ninetynine, con la collaborazione di Comune di Roma, CDP e Visionart. Un progetto ambizioso di cui si sono visti i primi risultati già negli scorsi mesi, con l’organizzazione di ARE Festival, il festival dedicato alle arti miste che ha ospitato spettacoli teatrali, cortometraggi, concerti, oltre all’intervento di Urban Art dell’artista Emmeu, che ha dipinto quattro pareti esterne della struttura su un totale di 1.400 mq. Il prossimo passo sarà l’apertura di Blue Hole Art Gallery: una nuova galleria di arte contemporanea e emergente che va di pari passo con la tecnologia e la multimedialità.

Sebastiano Bottaro

BLUE HOLE ART GALLERY

Il nome trae origine dall’esperienza dell’uomo con le profondità marine: se una volta si credeva che l’essere umano non potesse addentrarsi oltre i 50 metri sotto il livello del mare, Enzo Majorca superò nel ‘62 questo limite, dimostrando l’esistenza del Bloody Shift, ovvero la capacità del cuore di compensare allo schiacciamento toracico della pressione tramite il supporto di una maggiore irrorazione di sangue nei vasi polmonari. Un fatto storico che diventa ispirazione per lo statement della galleria: “Blue Hole Gallery, dall’inglese cratere blu, è la metafora di quell’abisso erroneamente considerato invalicabile”, spiega la gallerista Valentina Ferrari, “la galleria propone un approccio nuovo al mondo dell’arte contemporanea, sia in termini strutturali che di proposte artistiche, con un occhio attento a quelle che sono le sono le offerte contemporanee dove arte e tecnologia si fondono. La galleria esce dal cubo asettico e si muove, spostandosi in infinite location e il fenomeno del Bloody Shift diviene la sua ispirazione quotidiana, nella consapevolezza che si ha il dovere di spingersi sempre oltre i limiti”.

Sebastiano Bottaro

BLUE HOLE ART GALLERY: ARTE E TECNOLOGIA

A caratterizzare l’attività della galleria sarà dunque un approccio intensivo alla tecnologia. Come l’utilizzo di visori che renderanno possibile assistere, in realtà virtuale, al momento di creazione delle opere d’arte in esposizione, con l’obiettivo di avvicinare il pubblico agli artisti. Inoltre, a partire da novembre 2019, gli eventi e le mostre organizzate da Blue Hole Art Gallery saranno disponibili in versione 360° sul sito della galleria www.blueholeartgallery.com. Si inizia il 12 ottobre con la mostra di Sebastiano Bottaro (Noto, 1993) eo/hoc ipso tempore, organizzata in concomitanza della Roma Art Week (dal 21 al 26 ottobre 2019): una raccolta di opere su tela dai motivi astratti che evocano il concetto filosofico dell’atemporalità.

Sebastiano Bottaro, eo/hoc ipso tempore
Dal 12 al 26 ottobre 2019
Blue Hole Art Gallery

Fonte: artribune.com – Giulia Ronchi


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