Inebriante cocktail di storia, cultura e natura inviolata

Le Isole Banda – un remoto arcipelago indonesiano ricoperto dalla giungla e da piantagioni di spezie, con spiagge candide, un mare cristallino e barriere coralline incontaminate – furono le prime a essere colonizzate dagli europei.

Da Ambon volate fino a Bandaneira, il centro amministrativo, e passeggiate nei viali alberati ammirando le vestigia coloniali, poi con una barca a noleggio raggiungete le isole esterne, dove vi attendono spiagge incantevoli, avventure sottomarine tra i coralli e villaggi dove la vita scorre lenta e piacevole.

Il remoto arcipelago delle Isole Banda ©Fabio Lamanna/Shutterstock

Con il suo meraviglioso insieme di bellezze naturali e spirito caloroso e ospitale, e con una storia affascinante ancora palpabile, questo remoto arcipelago costituito da 10 isole non è soltanto la meta prediletta dai viaggiatori stranieri che si spingono fino a Maluku, ma è anche una delle località più suggestive di tutta l’Indonesia. Di particolare interesse e bellezza sono le pareti sottomarine ricoperte da una miriade di coralli multicolori, che offrono magnifiche opportunità agli appassionati sia di snorkelling sia di immersioni. Le isole centrali – Pulau Neira e Pulau Banda Besar (la grande isola della noce moscata) – dispiegano le loro affascinanti linee costiere a forma di mezzaluna intorno alla versione tropicale in scala ridotta del Monte Fuji, vale a dire il Gunung Api.

Le isole più esterne di Hatta, Ai e Neilaka vantano spiagge da cartolina ancora completamente incontaminate, mentre Run, con la sua radiosa bellezza e il suo tormentato territorio calcareo cosparso di alberi di noce moscata e di chiodi di garofano, è una sorta di promemoria della storia locale. Per raggiungere l’arcipelago occorre del tempo, ma grazie al nuovo servizio di imbarcazioni veloci con partenza da Ambon (oltre ai collegamenti comunque presenti nella stagione secca) e al progetto di aprire un nuovo aeroporto, le Isole Banda stanno diventando più accessibili, e in un futuro non molto lontano probabilmente accoglieranno un maggior numero di visitatori. Il nostro suggerimento, pertanto, è di andarci adesso, prima che lo facciano tutti.

Le Isole Banda sono una delle località più suggestive di tutta l’Indonesia ©Croesej/Getty Images

Bandaneira

La piccola Bandaneira, su Pulau Neira, è il porto principale e il centro amministrativo delle Isole Banda. Ai tempi della colonizzazione olandese i perkeniers finirono praticamente sul lastrico per mantenere uno stile di vita europeo anche quando, con la perdita del monopolio nel commercio della noce moscata, non erano più in grado di sostenerlo. Oggi, lungo le vie silenziose e piene di fiori di Bandaneira si possono ancora vedere diversi edifici di epoca coloniale. Nel complesso si tratta di un luogo affascinante, ideale per vagare senza meta ammirando le residenze d’epoca olandese ormai cadenti, contemplare rovine e osservare le imponenti figure formate dalle nuvole sulla vetta del Gunung Api, per poi magari imbattersi in un antico cannone che giace in mezzo a un prato.

Che cosa vedere

Diversi edifici risalenti al periodo coloniale olandese sono stati restaurati. Se riuscite a entrare (bussate e sperate che qualcuno venga ad aprirvi la porta), gran parte del divertimento della visita sarà costituito dalle interessanti storie di vita dei custodi, solitamente settuagenari, i quali presumeranno che la vostra conoscenza del bahasa indonesia sia sufficiente da consentirvi di comprendere quanto vi viene raccontato. È buona norma lasciare un’offerta.

Il vulcano Gunung Api ©javarman/Shutterstock

Pulau Gunung Api

Alto appena 656 metri, questo temibile vulcano ha sempre rappresentato una minaccia molto seria per gli abitanti di Bandaneira, Banda Besar e per chiunque abbia tentato di coltivare le sue fertili pendici. L’eruzione più recente provocò nel 1998 la morte di tre persone, distrusse oltre 300 abitazioni e riempì per giorni il cielo di uno spesso strato di ceneri. In passato, le eruzioni del Gunung Api sono state spesso presagi sinistri e puntuali di un’invasione imminente da parte degli europei.

Le acque che circondano il Gunung Api sono dimora di sgargianti ascidie viola e arancione, coralli laminari in rapida crescita, tartarughe liuto e un numero considerevole di serpenti marini (in gran parte innocui). Tra i siti migliori per dedicarsi allo snorkelling e alle immersioni su fondali poco profondi figurano le colate di lava sommerse (‘New Lava’) situate lungo la costa settentrionale.

Il vulcano attivo Gunung Api può essere scalato per ammirare dalla sua vetta un panorama mozzafiato (particolarmente al sorgere del sole); il percorso richiede due o tre ore se si è in buone condizioni fisiche, ma il sentiero è scosceso e impegnativo e il ghiaione molto insidioso in discesa. Portate con voi un’abbondante scorta di acqua e non incamminatevi se il terreno è bagnato. Alcune guide si offrono di accompagnare gli escursionisti, ma va detto che il percorso da seguire è molto chiaro. Il conducente della barca con cui arriverete vi porterà all’inizio del sentiero.

Pulau Banda Besar

La collinosa Banda Besar è l’isola più grande dell’arcipelago e può costituire una meta fantastica per un’escursione in giornata; inoltre, offre la possibilità di visitare la Piantagione Kelly, dove i secolari alberi kenari, rinforzati da appositi sostegni, si ergono a protezione di una coltivazione di noce moscata. A Banda Besar si trova anche la Piantagione Van den Broeke, nota per essere stata l’ultima piantagione di proprietà olandese delle Isole Banda fino al 1998-99, quando il suo proprietario rimase vittima di un sanguinoso scontro.

Le imbarcazioni provenienti da Bandaneira approdano a Walang: da qui, proseguendo per 25 minuti a piedi in direzione ovest si raggiunge Lonthoir, il villaggio più grande dell’isola. Una lunga scalinata che parte dalle spalle della Masjid Al Taqwa, la moschea di Lonthoir, conduce alla Piantagione Kelly e al Benteng Hollandia. Nella parte nord-occidentale di Banda Besar, in posizione appartata a pochi passi dal villaggio di Selamon, si trova la spiaggia di sabbia bianca di Timbararu, con ottime opportunità per lo snorkelling. Ci sono splendidi punti per lo snorkelling anche al largo della costa orientale, ma occorre raggiungerli in barca.

L’arcipelago offre magnifiche opportunità agli appassionati di snorkelling ©Fabio Lamanna/Shutterstock

Pulau Hatta

Straordinaria isola a forma di disco volante, ammantata da vaste distese di giungla e orlata da spiagge di sabbia bianca, Pulau Hatta è una delle mete più apprezzate delle Isole Banda, grazie alle sue acque limpide e alle barriere coralline ricche di vita marina. Poco più al largo della splendida spiaggia di Kampung Lama, dove si concentrano le strutture ricettive dell’isola, un ‘ponte’ sottomarino naturale crea una magnifica breccia azzurra che sovrasta una parte della straordinaria parete verticale subacquea di Pulau Hatta. Foreste di delicati coralli morbidi, insieme a giganteschi coralli laminari e coralli a felce, nugoli di pesci del reef e una visibilità eccellente contribuiscono a rendere questo tratto di mare il sito migliore di tutte le Isole Banda in cui dedicarsi allo snorkelling. Qui potrete facilmente osservare tartarughe liuto, squali del reef, pesci balestra e un numero apparentemente infinito di altre specie.

Foreste di coralli, nugoli di pesci del reef e una visibilità eccellente rendono speciali i fondali delle Isole Banda ©Alex-Lindbloom/Getty Images

Pulau Ai

L’attrattiva principale di questa isola è costituita dalla possibilità di praticare lo snorkelling o le immersioni vicino a splendidi fondali corallini incontaminati situati poco al largo e accessibili con estrema facilità. Nel mare davanti al villaggio c’è sempre moltissimo da vedere, soprattutto nel mese di ottobre, quando fanno la loro comparsa gruppi di pesci Napoleone insieme a delfini e balene in migrazione. La vita marina è altrettanto ricca e affascinante al largo di Pantai Sebila, la spiaggia più bella dell’isola (che può essere raggiunta con una passeggiata di 15 minuti in direzione ovest), dove si protende verso il basso una parete sottomarina eccezionalmente aspra, incrostata di coralli e chiazzata da anemoni di mare.

Pulau Ai è essenzialmente un vasto villaggio intercalato da piantagioni. L’isola fece la sua apparizione sulle mappe di tutto il mondo nel corso del XVII secolo, quando alcuni agenti inglesi addestrarono gli isolani alle armi perché questi riuscissero a resistere a un’incursione olandese, che avvenne nel 1615. Durante l’attacco, gli abitanti dell’isola sorpresero gli olandesi uccidendo circa 200 uomini, ma la loro ricompensa fu di essere abbandonati dai britannici per poi venire massacrati dagli olandesi tornati sull’isola. Pulau Ai fu successivamente ripopolata con schiavi e prigionieri.

Pulau Run

Pur con tutta la solennità delle sue vicende storiche, l’isola di Run non è che un remoto scoglio di calcare, ammantato dalla giungla e circondato dal blu intenso del mare. Il suo piccolo villaggio è un affascinante reticolo di gradini e di viottoli di cemento, che si staglia su uno sfondo di scogliere calcaree invase da piante rampicanti. Dall’estremità superiore di Jl Eldorado, tra gli alberi di tamarindo si ammira uno splendido panorama.

L’attrattiva principale di Pulau Run è costituita dalla possibilità di effettuare immersioni lungo la parete situata tra 70 e 150 metri al largo della costa nord-occidentale (raggiungibile soltanto via mare) e nota con il nome di Depan Kampung (per il fatto di essere situata accanto al villaggio), che offre una visibilità davvero eccellente.

Fonte: lonelyplanetitalia.it